21 febbraio 2018

3 motivi per cui non ho voglia di andare in palestra

Ci sono giornate che in palestra non ci andrei. Oppure ci andrei, ma non vorrei starci. Ecco perché.

Non è che mi manchino le motivazioni per dimagrire, anzi... Dallo scorso inverno ho potuto apprezzare sul mio corpo i risultati di un duro allenamento. Dieci chili non sono pochi, ma di strada davanti ne avrei ancora tanta, volendo. Però ci sono giornate che manderei tutto all'aria. Ti spiego il perché.

Ti svegli la mattina carico e con le migliori intenzioni, vai a lavoro (se ne hai uno) e poi decidi di utilizzare quelle due ore che altrimenti dedicheresti a rilassanti passioni o fancazzismo per andare a sudare su un tapis roulant, contorcerti sul tappetino con gli esercizi per gli addominali o agitarti come un dannato aggrovigliandoti ad attrezzi dalle forme più variegate. Si chiama "sbattimento" ed è quel che serve per ottenere dei risultati. D'altronde dicono "no pain, no gain", no? C'è del vero, ma questo non vuole essere un post per motivarti ad andare in palestra.

Cioè... non farò l'impossibile per convincerti a non andare in palestra ma, tralasciando i motivi più ovvi (la fatica, la mancanza di tempo, il fatto che parti facendo l'annuale e finisci per andare una volta al mese), ti narrerò di ciò che mi dà più fastidio quando sono già dentro la palestra o mi trattiene dall'andarvi.

Bando alle ciance quindi, dammi la mano (sudaticcia) e vieni con me nel magico (e maleodorante) mondo della palestra, dove non mi piace andare per almeno tre motivi.

DISCLAIMER: tutto ciò che scriverò non è relativo ad una specifica palestra, ma applicabile a qualsiasi location degna di questo nome. Ne ho girate un po', non cambia molto.

Mi chiedo sempre almeno tre cose:


Quando devo fare panca piana trovo i pesi abbandonati


Cosa può esserci di più odioso che avvicinarsi alla panca e trovare 90 kg già montati sul bilanciere?

No, perché la gente si spara il flash che può fare lo Schwazzeneger della situazione, lanciando urletti e controllando i pettorali ogni trenta secondi, pensando che il proprio lavoro finisca lì. Poi passerà il p***a seguente a rimuovere i sei pesi da 15 kg che ha lasciato ben in mostra sul bilanciere, trofeo di un risultato che non interessa a nessuno.

Perché? PERCHEEEEÉ? Non ho né il tempo né la voglia di rimuovere i tuoi pesi prima di inserire i miei modestissimi 10 kg. Chi sono? Il tuo servo? È troppo chiedere di dedicare dieci secondi del tuo tempo a rimuovere i tuoi pesi? Guarda che è allenamento pure quello, eh! Si chiama "buona educazione", e si allena il tuo apporto alla società. Molto spesso dimora al di fuori della sala attrezzi, lo so.


La palestra non è un luogo per conoscere persone


Questo è probabilmente un mio limite, me ne rendo conto, ma un'ipotesi devo pur formularla. In palestra non si va per fare amicizia. Ognuno è concentrato nel verificare che i propri bicipiti siano cresciuti di un micron dopo l'ultima flessione del braccio. Non c'è tempo per rivolgere la parola al vicino. Sguardi sfuggenti, rotazioni nonchalanti a 180 gradi. Capisco che non è e non dovrebbe essere luogo di incontri per single, ma deve pur esserci una via di mezzo!

Andando in orari più o meno fissi, mi capita di incontrare quasi sempre le stesse persone. Ti giuro che ho provato più volte a intavolare uno scambio verbale che durasse più di cinque secondi, senza riuscirci. Al di là del "deve essere dura", "questo esercizio non riesco a farmelo piacere" e l'abusatissimo "ciao", non riesco a conoscere nuove persone, il loro nome, il loro mestiere, sapere perché sono in palestra. Eppure ho una fottutissima curiosità... Niente, sono fatto così.


Musica motivazionale in palestra? Parliamone


Potrei anche arrivare a capire. Musica per allenamento. Devi correre il quarto di maratona sul tappeto e hai bisogno di qualcosa che ti dia il tempo. Ok, se vuoi ascoltare musica in palestra metti le tue cuffiette e ascolta qualcosa che vada alla velocità giusta! Stai facendo camminata veloce? Un brano pop. Stai andando a più di 8 km/h? Va bene la dance a 120 bpm. Aerobica? Gli anni '80 saranno i tuoi migliori amici. Ma se stai provando a sollevare i 200 kg di cui sopra, a che ti serve ascoltare il tunza tunza degli anni '90?

Che comunque è ancora mooooolto meglio del tunza tunza odierno, diciamolo. Nella peggiore delle ipotesi mettono su il power metal satan rock con schitarrate incontrollate e percussioni da mitragliere russo. Ben che vada ti becchi la radio con una selezione che va dalla Pausini all'ennesimo rapper italiano sfigato, con qualche rara piacevole eccezione.

A questo punto mi chiedo: esistono palestre mute? O che diffondono musica new age? Dove? Dimmelo! Ovviamente il volume proposto dall'impianto della palestra sarà sempre e comunque spropositato, difficile da coprire anche con l'uso di apposite cuffie personali.


Insomma, avrai capito che per me andare in palestra è un'esperienza altamente stimolante e competitiva. Sì, competo con me stesso per non fuggire a gambe levate. E tu? Cosa ti infastidisce? Cosa ti trattiene dall'andare in palestra?

28 gennaio 2018

Andare all'IKEA per fare tutt'altro

Una mattina all'IKEA si trasforma nell'occasione per riflettere su poesia, psicologia e ricchezza.

Poesia, psicologia e ricchezza. Tre parole apparentemente prive di alcun legame, ma indissolubilmente legate. Come? Dove? Sul tavolo dell'IKEA che ha accolto il mio iPad, i miei libri, i miei fogli, questa mattina.

Sì perché, a differenza di molte persone che (convenzionalmente) hanno bisogno di pace, silenzio e isolamento per concentrarsi, studiare, creare, esprimere la propria creatività, il sottoscritto trae giovamento dal pot-pourri di colori, dalle voci sovrapposte, dagli sguardi incrociati per caso. Il solo pensiero che decine, centinaia, a volte migliaia (se consideriamo lo scorrere del tempo e l'accumularsi dei passaggi nello stesso luogo) di anime, pensanti e agenti, possano entrare in contatto con lo stesso spazio e respirare la stessa aria, funge da stimolo affinché possa anch'io meglio pensare e agire.

Ma non voglio soffermarmi ancora sull'evento in sé, quanto sugli argomenti che hanno incrociato il mio peregrinare. Nella fattispecie, a parte l'incontrovertibile impulso dello spendere soldi (niente paura per il mio portafogli, solo una ventina di euro), ho approfittato della graziosa location immersa tra le piante artificiali e della (seconda) colazione a 3 € tutto incluso, per svolgere quattro compiti, che vado di seguito ad enumerare in modo che possa fornire degli spunti di riflessione.

In questo post ti racconto come:


Imparare "L'infinito" di Leopardi


Fa un po' strano tornare sui banchi di scuola, anche solo figuratamente, per memorizzare una poesia. Lo spunto mi è dato dagli incontri di laboratorio teatrale che sto frequentando, nei quali non solo ci è fornita l'opportunità di avere a che fare più da vicino con l'arte (che sia teatro, letteratura, cinema o musica), ma anche di essere noi stessi scegliendo brani da condividere "sul palcoscenico", adattare una nostra interpretazione alle parole dell'autore. Poi, la cosa più importante, possiamo provare a immedesimarci nello stesso autore, cercare di interpretare personaggi che non siamo noi, con voci che non pensiamo di avere, gestualità che siamo costretti ad inventare sul momento.

Tornando alla poesia in questione, ovviamente non la rileggevo dai tempi delle elementari (ricordo bene?). E fa un effetto strambo. Passi le giornate a rimuginare per trovare chissà quale verità dentro o fuori di te, per poi realizzare che ne avevi già letto, ma non nel momento gusto a quanto pare. Provi a ricordare cosa avevi provato declamando le stesse parole tra i banchi di scuola. Poi pensi a cosa significano per te oggi gli stessi versi. Mi piacerebbe rifarlo con altre poesie. Si vedrà.

Passano i secoli e i temi che leggiamo, sui quali riflettiamo e di cui scriviamo sono sempre gli stessi: finito contro infinito, spazio/tempo, vero/falso.


Leggere una rivista di psicologia


Giusto ieri facevo una riflessione: non è che ognuno di noi, ad un certo punto, a una certa età, vive un periodo d'interesse per la psicologia? Ho notato in passato il sorgere di questo interesse in uomini e donne a me prossimi, anche insospettabili, e oggi non posso che tormentarmi con questa supposizione. Perché? PERCHÉ? Siamo tutti sotto sotto psicologi dilettanti? Ci illudiamo di capirne/volerne sapere di più di psicologia ma in realtà è un modo per affrontare una nostra fase di crisi? Ci interpelliamo sui motivi per cui la nostra vita va in questa direzione, perché abbiamo certe abitudini o non affrontiamo determinati problemi. Ci illudiamo di poter scrutare nei meandri delle menti dei nostri cari per poterne capire i contorti atteggiamenti. Per poi inevitabilmente finire per saperne sempre di meno.

In particolare, su un magazine che ho acquistato in formato digitale (a. perché è difficile da reperire in cartaceo; b. perché lo volevo qui ed ora senza sbattermi vagabondando per le edicole del paese), ho letto un articolo riguardante il riproporsi in età adulta di comportamenti che abbiamo tenuto da bambini. Esempio: se entriamo in collisione con il nostro capo a lavoro potrebbe darsi che abbiamo avuto una rapporto conflittuale con nostro padre. Altre volte può presentarsi una ripetizione del modello genitoriale. Ovvero: nostro padre ci trattava in maniera autoritaria, oggi facciamo lo stesso coi nostri subordinati.

Può anche accadere che, durante la nostra infanzia, continui complimenti e lodi ci convincevano d'essere creature eccezionali, a cui tutto era dovuto. Poi si cresce e si sbatte rovinosamente contro il muro della realtà: non siamo tanto speciali, diversi dagli altri. La realtà è dura e non riusciamo ad adeguarci. Bella storia. Cresciamo.


Leggere un libro sulla ricchezza


Non su come diventare ricchi, intendiamoci. O perlomeno non "ricchi" nel senso comune del termine. In un momento in cui non navigo nell'oro, sono costretto a farmi delle domande e a teorizzare delle risposte. Il binomio ricchezza-felicità, quanto è reale? Ipocritamente spergiuriamo dinanzi ai più che "basta avere la salute" mentre in un angolo della nostra mente si fa spazio la possibilità che "sì però se io fossi ricco qualche problema lo risolverei".

Ecco, cercando di fare luce fra i miei neuroni, incappo in un capitolo che parla di "ricchezza istintiva", ovvero quella che riguarda la parte del cervello ("rettiliana", secondo MacLean) che soddisfa i nostri bisogni primordiali di sopravvivenza biologica. Quelli alla base della piramide di Maslow, per intenderci.

Il mio grande interrogativo del momento: possiamo realmente fare un lavoro che non sia dettato dalla semplice sopravvivenza, ma realmente espressione del nostro interesse, della nostra curiosità, del nostro desiderio? O, come è suggerito sul libro, qualcosa per la quale "vorremmo avere una giornata di quarantotto ore per poter lavorare di più"? Vogliamo crederci? Crediamoci. In fondo ho sempre sostenuto e masochisticamente ribadito negli anni d'essere un inguaribile idealista.


E questo è tutto. Ecco come una splendida mattinata di sole si è trasformata in una gita all'IKEA. Tempio di brugole e fai da te. Che possa ugualmente essere luogo dove costruire qualcosa di meno materiale e più egoisticamente intimo?

Ah, la quarta cosa che ho fatto è stata scrivere questo post :)